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IL FORNACIAIO DI PIZZIDIMONTE

Agnese Patrizia e Silvio Biagini home page
October 06

LA VECCHIA PAGINA WEB COSTRUITA NEL 1999 DAL BUON VECCHIO FRANCI DE MURO

La prima pubblicazione della pagina web che parlava dei ritrovamenti di Gonfienti si deve alla preziosa collaborazione del Dr.Francesco De Muro eminentissimo esperto di informatica.- ( ..e di posaceneri .....)

L'INSEDIAMENTO ETRUSCO TRA PIZZIDIMONTE E

GONFIENTI (PO)


( versione ripresa da http://dadacasa/DE MURO/ anno 1998 )


INTRODUZIONE

Chi sono?


L'importanza di chi scrive e' piuttosto relativa, per questo è più facile scrivere chi non sono:

non sono uno psicopatico che crede di essere il Pallottino (anche perchè in questo caso servirebbe un medium), non sono neppure un archeologofista (uno che viene preso da raptus maniacali per ogni frammento di ceramica intravisto in un campo appena arato), e non sono neppure un archeointegralista (uno che fermerebbe il mondo per salvaguardare il più banale dei reperti lasciatoci dai nostri avi).

Se proprio devo dire chi sono, forse, potrei definirmi una semplice guida inascoltata, come ce ne sono a decine su questo territorio. Già, questo territorio, un territorio che da sempre mostra alla sua gente i segni concreti di importanti ed estese presenze archeologiche, ma che, sistematicamente e, si è portati a credere, magicamente, rimane nascosto allo sguardo di chi può deciderne le sorti.

Quanto detto porta inevitabilmente ad evidenziare l'importanza di documentare la tradizione e la cultura di questi luoghi che, altrimenti, sarebbero destinate a scomparire per sempre: un mondo agricolo ed artigiano, costituito da un complesso di "culture" che ebbero un forte legame con il territorio e soprattutto un grande rispetto di esso, lascia man mano il posto ad un mondo senza radici che immola se stesso sull'altare del' dio capannone (1).
Documentare sempre tutto quello che scompare non vuol dire necessariamente "nostalgia per il passato ", ma spero solo una maggiore conoscenza della nostra storia e coscienza di noi stessi.
Chi sono? Ma sarebbe meglio dire chi siamo, poiche' in questo lavoro hanno partecipato e partecipano più persone con interessi e conoscenze diverse, un esempio per tutti è il laureando in informatica che ospita queste pagine, molto piu' preoccupato della sua tesi che non delle sorti di un insediamento etrusco, ma che volentieri contribuisce a questa idea.

I dati riportati sono quanto piu' possibile corretti, ma gli errori e le imprecisioni saranno comunque tanti e tutti dovuti all'ignoranza non certo alla cattiva volontà. Per tutto ciò nutriamo la speranza di poter essere supportati dall'indispensabile aiuto di ricecatori ufficiali.

Un caro saluto da

Decio Muro, Cav. Silvio B., Renzo G, La Strega N., Gazebo M., Agnese B., Santissima G., etc etc....

(1) Zingarelli: "fabbricato industriale ad un solo piano fuori terra, destinato a magazzino, laboratorio, officina, etc.".

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La città Etrusca di Gonfienti Pizzidimonte


L'area dei ritrovamenti è localizzata al confine sud di Pizzidimonte in gran parte nel territorio di Gonfienti, al confine tra i comuni di Prato (PO) Campi (FI) e Calenzano (FI) a ca. 700 mt dalla antica chiesa di S.Martino a Gonfienti . I primi reperti sono stati rinvenuti nel 1996 nell'area denominata Pantano 2, equidistanti da Pizzidimonte e da Gonfienti di ca. 1000 mt., nei mesi successivi a ca. 500 mt dai primi, nuovi e più evidenti segni di una presenza etrusca nell'area confermavano l'ipotesi di un insediamento etrusco / arcaico nei pressi delle due frazioni del comune di Prato.

Numerose fonti letterarie parlano di ritrovamenti nell'area di Pizzidimonte , a queste si aggiungono i rinvenimenti degli ultimi anni, e una serie di costruzioni che testimoniano l'importanza dell'area nel corso dei secoli :

  1. Bronzetto Etrusco di Pizzidimonte conservato al British Museum - Del tutto simile ai bronzetti etruschi di Monteacuto Ragazza (BO )
  2. Reperti etrusco romani rinvenuti nell'area di Pizzidimonte nel 1700 (oggi dispersi).
  3. Le costruzioni, medievali di Gonfienti - Pizzidimonte (Chiesa di S.Martino a Gonfienti citata in un documento del 10° sec.) con connotazioni di architettura militare poste a difesa e controllo della viabilità
  4. Nel 1996 , durante la realizzazione di alcune opere di urbanizzazione nell'area di Pizzidimonte Nord sono venuti alla luce alcune opere murarie classificate di epoca romana sulla base dei reperti rinvenuti, questo per completare il quadro dei ritrovamenti nell'area .

Devo inoltre ricordare le segnalazioni e i ritrovamenti fatti a ca 3 Km nella vicina area di Travalle (Calenzano) e nelle aree vicine che testimoniano una costante presenza umana nella zona, presenza sicuramente legata alla viabilità, dettagliatamente studiata e pubblicata in tantissime opere (Piattoli / Lopes Pegna / Nuti / Fantappie' ) , ma legata anche a fattori geomorfologici propri dell'area ( risorgenze nella piana a poche decine di metri dalla Calvana, banchi di argilla depurata e non , banchi di calcare, boschi di querce ) .

  1. Coltello in pietra (Piattoli) conservato presso il Museo dell'opera del Duomo;
  2. Il ritrovamento di una villa Romana con annesse terme e di una chiesa paleo cristiana (SAGGIO Sovrintendenza Archeologica per la Toscana del 1988);
  3. Muri a secco alla base del Castellaccio alcuni dei quali addirittura di origine pre-etrusca, resti di una fortificazione medievale alla sommità dello stesso;
  4. Resti di una fortificazione medievale in località Poggio Uccellaia;
  5. Tegolone Etrusco con tracce di scritture in località Torri;
  6. I complessi murari di casa Sottolano e Ciarlico/torri;
  7. Rinvenimento di un cippo (pigna) appartenuto ad una tomba Etrusca nell'area di Carraia;
  8. La zona di Pagnelle anch'essa legata etimologicamente al periodo Etrusco;
  9. I ritrovamenti effettuati dal prof. Nannicini negli anni 70 anello e anfora romana a Poggio Castiglione;
  10. Le tombe descritte da vari autori, rinvenute nel 1800 su poggio Camerella ;
  11. Cippo funebre romano del Pratello;
  12. Vari reperti descritti dal G.A.F. (Gruppo Archeologico Fiorentino) e dal G.A.O (Gruppo Archeologico l' Offerente ) e dal G.S.C. ( Gruppo Speleologico di Calenzano ) .
  13. Cippo di Travalle ( Calenzano )
  14. Complesso murario di Macia ( Travalle )
  15. Campo dei morti al Pratello


ASPETTI GEO-MORFOLOGICI E SEGNALAZIONI

Con quanto premesso e sulla base di una segnalazioni fatte da un contadino di Gonfienti, ho cercato, con scarsi risultati, per diversi anni una traccia della presenza umana premedievale nell'area . Sono riuscito a circoscrivere un'area sulla base della composizione del terreno e su quanto emergeva sullo stesso. Il terreno e' composto in maggior parte di argilla a differenze dei terreni a sud ed ad ovest piu sabbiosi e friabili, cosa che evidenziava un apporto di detriti dalla Calvana e dal torrente Marinella e altri torrenti oggi scomparsi, che avevano formato una striscia di terra a Nord del Bisenzio . In superfice non emergevano manufatti se non di piccolissime dimensioni ai quali non ero in grado di dare una collocazione cronologica, mentre si notavano molti ciottoli di fiume di arenaria (provenienza Bisenzio) che contrastavano con il substrato argilloso (provenienza Calvana Marinella). Altra particolarità geologica dell'area è rappresentata da due risorgenze a poche decine di metri a nord della Chiesa di S.Martino a Gonfienti nel podere detto BUCETO , risorgenze oggi completamente asciutte, ma che in passato con tutto un loro corollario di microrisorgenze che trasportavano in superficie strati di argilla scura caratterizzavano sicuramente la zona. Tutto questo mi faceva ipotizzare (ipotesi errata) la presenza di un gruppo di villanoviani dando per scontato un piccolo insediamento (o sacrario) di epoca successiva (Etrusco) nell'area dove sorge attualmente l'abitato di Pizzidimonte .



IL RINVENIMENTO DI ELEMENTI DEL PERIODO ETRUSCO

Al momento della realizzazione delle opere di urbanizzazione per la costruzione del complesso Interporto di Prato ho iniziato una ricerca sulle trincee di scavo che si è protratta per alcuni anni senza alcun risultato. Solo a Novembre. 1996 nella zona di Pantano 2^ (limite est dell'area interessata) compaiono in numero assai rilevante reperti e alcuni muri a cassaforma, immediatamente avvertita la Sovrintendenza guido la stessa in un primo sopralluogo durante il quale un tecnico della ditta appaltatrice informa l'archeologa del S.A.T che i lavori sono quasi terminati, manca solo un invaso di compensazione nell'area in prossimità di V.lla Niccolini (limite ovest dell'area interessata) ,esterno alla archeologa le mie preoccupazioni e la stessa assicura un controllo sugli scavi successivi come penso poi sia avvenuto . I lavori nell'area proseguono per parte del 1997 mettendo in luce in una area molto vasta un notevole quantitativo di reperti fittili (tra i quali un frammento di vaso a figure nere su fondo rosso, vasellame di uso comune con inclusi, coppe e vasellame in argilla depurata, tegole con inclusioni di mica, tegole in argilla depurata con inclusioni nere), nello scavo emergono anche fondamenta a cassaforma, i lavori non si fermano, ma vengono effettuati sempre nel 1997 due piccoli saggi che mettono in evidenza le fondamenta di costruzioni etrusco/arcaiche, anche il materiale fittile sembra confermare questa datazione del sito. L'area interessata ha inoltre fatto emergere ai propri limiti tracce di reperti Romani, questo potrebbe far pensare che siamo vicini alla mansio "AD SOLARIA" citata nella T.P.- Altri reperti vengono evidenziati durante questi anni ad una distanza massima dal primo rinvenimento di ca. 1,5 Km., l'area si presenta estremamente estesa, ma la zona con probabili tracce di antropizzazione si può circoscrivere tra i 9 e i 30 ettari,il quadro generale e le ricerche in superfice fanno ipotizzare che non si tratti, tranne nella parte centrale di un unica struttura, ma di alcune costruzioni, poste ai limiti di una struttura centrale, (insediamento/citta' vero e proprio ) l'orientamento dell'abitato sembra allinearsi con gli assi nord sud con uno scarto di pochi gradi . Inoltre da quanto osservato durante i lavori nell'area sembra delinearsi una serie di attività diversificate per zona :

1. Area Pantanello ( Pantano 2 ): rinvenimento di frammenti di grossi dolii per la conservazione delle derrate alimentari, microframmenti di bucchero fine, muri a cassaforma (con una maggiore presenza di blocchi di alberese) fa pensare a delle attività agricole legate a questa area .
Inoltre alcuni frammenti di tegolone sicuramente di epoca romana, potrebbero far ipotizzare una continuazione nell'utilizzo dell'area di Pantano 2 anche in epoca successiva, il suo allineamento con il ritrovamento di Pizzidimonte fa anche pensare che vicino si possa trovare la diramazione verso Nord della Cassia-Clodia.

2. Area tra la Croce di Abramo e V.lla Niccolini, nella parte più vicina a Pizzidimonte i manufatti sono più ricchi, gli stessi tegoloni sono fatti di un argilla più depurata con inclusi di grafite invece della argilla locale con inclusi di mica, da qui tra l'altro proviene il piccolo frammento di ceramica a figure nere, mentre attorno alla stessa area appare evidente un suo utilizzo a livello artigianale rosticci di fusione, blocchetti di mica e grafite (forse di provenienza ligure), una grossa quantità di residui di carbone (quercia) numerosissimi frammenti di calcite con angoli taglienti, frantumazione della stessa in loco o per la lavorazione dell'argilla (inclusi bianchi di molti reperti ) o per abbassare il punto di fusione (improbabile) del bronzo e o ferro.

3. Altre zone (zona mulino Corsi, zona V.lla Niccolini/fiume Bisenzio, zona sotto ferrovia) hanno fatto emergere in superfice, tenue tracce di epoca etrusca e medioevale, i reperti e lo strato antropizzato sembrano indicare una possibile presenza etrusca in aree lontane dai saggi di scavo .



LA VIABILITA'

Particolarmente interessante è l'aspetto della viabilità e il delinearsi di un'altra importante strada per il nord oltre a quelle storicamente certe , la connessione tra il bacino Firenze Pistoia e il Mugello attraverso la Val Marina passando da Travalle, Carraia, etc. Il toponimo Gonfienti potrebbe far pensare alla confluenza di strade, ed è difficile pensare ad un passaggio del Bisenzio (sempre che il suo corso, non sia stato modificato nel corso degli anni) in zone diverse da quelle comprese tra Capalle e Ponte Petrino a Prato.


LE ANALOGIE CON ALTRI CENTRI

(...in preparazione)



AGGIORNAMENTO SETTEMBRE 1999

Il 24 agosto 1999 sono iniziati saggi di scavo, nell'area dell'interporto, finanziati dalla Societa' Interporto, realizzati dalla Coop. Archeologia di Firenze sotto la direzione dell'Ispettore di zona della Sovrintendenza Archeologica di Firenze (S.A.T.) la Dr.ssa Poggesi Gabriella , con l'assistenza della Signora Bocci Elisabetta .
I lavori si sono protratti per circa 4 settimane scoprendo un'area di scavo di ca 100 mq e portando alla luce le fondazioni di una parte di un'abitazione Etrusca .
Lo scavo ha cercato di identificare la costruzione nel suo perimetro senza indagare sugli strati dei livelli piu' bassi (evidentemente per problemi legati alla stabilita' delle strutture murarie) . Sono stati evidenziati ampi locali, con fondamenta in cassaforma (ciottoli di Bisenzio) ed in alcuni casi in blocchi di pietra locale (alberese - galestro - arenaria).
La costruzione, simile a quelle scavate nell'area di Marzabotto, sembra databile (come riportano dagli organi di stampa) attorno al 3°o 4° secolo a.C. -
Dopo il 3° secolo gli Etruschi subiscono pesantemente l'espandersi delle popolazioni del nord (Celti), abbandonano Marzabotto e fotificano con mura Fiesole. E' quindi ipotizzabile che questo periodo rappresenti anche per l'insediamento etrusco di Gonfienti il suo momento di declino e coseguente abbandono, anche perchè gli scavi, per ora, non hanno rivelato tracce di opere di difesa, ed inoltre la collocazione geografica risulta particolarmente vulnerabile.
Sono certo che lo scavo diventerà ancora piu' interessante nel momento in cui saranno studiati stratigraficamente anche periodi anteriori al 4°secolo.
Sarà possibile comprendere appieno il valore dei risultati degli scavi quando verrà rilasciato dal S.A.T. un comunicato stampa ufficiale, ma purtroppo a tutt'oggi....


AGGIORNAMENTO DICEMBRE 1999

Alla fine del 1999 sono state eseguite ricerche su una vasta area dell' Interporto con l'ausilio di un GEORADAR. La macchina capace di rilevare e digitalizzare tracce di materiale compatto anche a qualche metro di profondità e a visualizzare i risultati su video o su carta tramite CAD o simili .
Ufficialmente nessun comunicato è stato rilasciato dal SAT, ma in un'intervista rilasciata dall'assessore all'urbanistica del Comune di Prato apparsa su un quotidiano locale, lasciava intendere che la ricerca ha dato esito negativo ( ......nessuna città Etrusca sotto l'Interporto ... )
purtroppo a tutt'oggi........



AGGIORNAMENTO GENNAIO - MAGGIO 2000

Da diversi mesi articoli apparsi su quotidiani locali cercano di sminuire il ritrovamento definendolo " un muro isolato ".

Le accuse piu' o meno velate al poveri artigiani Etruschi sono di ostacolare la costruzione dell' Interporto di Prato , probabilmente si tratta di una congiura di qualche " Principe Guerriero " invidioso dello sviluppo economico di Prato....
C'è chi giura di aver visto un manipolo di mercenari Celti guidati dall'Assessore all'Urbanistica di un comune dell' Appennino calare su Gonfienti ed attaccare con inaudita ferocia un muro che si frapponeva alla conquista della piana .
Sicuramente nello scontro tra il Principe Guerriero, la gente del Nord ed il muro isolato, ci sono stati tantissimi morti a tal punto che un giornale locale " IL TIRRENO " del 10/03/00 cosi' titolava "E DAGLI SCAVI EMERSE UNA NECROPOLI " .
La confusione aumenta ...........
Non solo i nostri artigiani cosruivano muri isolati senza alcuna logica, ma li costrivano sotto la falda acquifera, ( vedi il Tirreno del 10/03/00 e precedenti ) da cio' possiamo dedurre che gli Etruschi era un popolo " stupido e in malafede " .

Ma sarà grazie a questi articoli del Tirreno e ad altri servizi pubblicati su TV Prato se molti pratesi e non decidono di prendere carta e penna e di scrivere lettere di indignazione a giornali e al Comune, finalmente la città del prof. Ammannati, la citta' del prof Grassi , la citta' del prof Nuti e del Nannicini ha un moto di orgoglio che da tempo in tanti aspettavamo.-


AGGIORNAMENTO GIUGNO 2000

L'assessore alla cultura del comune di Prato ha comunicato che gli scavi riprenderanno nella bella stagione, i rilievi con il georadar hanno dato risultati soddisfacenti e sulla base di questi risultati piu' squadre di archeologi torneranno al lavoro nell'area di Gonfienti .

A Ottobre si terra' a Carmignano un convegno sulle citta' dell'Etruria Settentrionale ( ... forse il Principe Guerriero cavalchera' fino alle paludose ed infide terre di Gonfienti ? ...)


AGGIORNAMENTO OTTOBRE 2000
La citta' Etrusca di Pizzidimonte

Sono ripresi nel mese di Luglio gli scavi nell'area dell'Interporto di Prato , l'area scavata e' molto ampia e si sviluppa tra casa Ciabatti ( v.IGM 1:25000) e il bacino di compensazione oggetto degli scavi dello scorso anno .
Si conferma nella sua intierezza quanto da tempo ipotizzato una citta' etrusca a cavallo tra il v^ ed il III^ sec a.c.
Una citta' nata su una precedente viabilita' ma che deve il suo sviluppo sia ai problemi polico-militari del tempo , gli Etruschi abbandonano le vie marittime del Tirreno e sono costretti ad arrivare al nord via terra .
La confluenza tra le strade, che da Volterra e dalle aree pisane seguendo il tracciato dei fiumi Arno e Bisenzio, risalgono e incontrano la Cassia proprio nella zona di Gonfienti .
L'area occupata dagli stessi offriva la sicurezza di insediamenti d'altura ed una vicina presenza gia' affermata in epoca orientalizzante .
L'acqua proveniente da risorgenze, e diversi tipi di argilla , le gradi foreste di quercia ( legna e tannino per colorare la lana e non solo ) , offrvano la materia prima per implementare i ricchi commerci che si sviluppavano con le città del nord, Spina in primo luogo, ma anche Marzabotto (Misa ), Bologna (Felsina ), ma anche dalla Liguria, passando per il ricco mercato di Luni.
Sembra definirsi una citta' mercantile carovaniera, ma con una sua identita' artigianale, una nuova Marzabotto che si sviluppa in maniera organica e predefinita, con le sue strade i suoi quartieri , i suoi canali, le molteplici attivita' svolte al suo interno.
Possiamo pensare ad un vasaio che opera all'interno della sua bottega creando tegole e coppi con l'argilla della Calvana , ma anche interessato a sfruttare quell'argilla scura, formata sui margini del lago tra Firenze e Pistoia migliaia di anni prima e portata in superficie dalle risorgenze di Buceto, lo possiamo vedere mentre con attenzione frantuma la mica del Monteferrato o mentre alimenta la sua fornace con pezzi di legna tagliata sulle pendici di Poggio Castiglioni, fuori lo stridere delle ruote dei carri sui ciottoli della strada il gridare di bambini, le urla dei conducenti, combattono con il rumore dell'incudine del fabbro poco lontano.

Alcuni pastori tornano con le capre del loro padrone passando per il decumano della citta', l'odore e' forte e il belare si confonde con le grida dei bambini il tintinnare dell'incudine lo stridere delle ruote , i pastori parlano con i servi del fabbro, hanno portato il gregge poco lontano su un vasto prato ad ovest, qualcuno ha letto sul fegato di una loro pecora che non sara' la gente del nord a distruggere la loro citta' , ma un popolo di mercanti di stracci chiamato " Pratesi "

Il momento e' particolarmente delicato e ancora non tutti sembrano comprendere l'importanza del ritrovamento, soprattutto non si capisce se a Prato sono predominanti gli interessi economici o gli interessi di un agglomerato di case , tra l'altro tutte abusive malmesse e che non hanno mai pagato l' I.C.I. da 2500 anni -


AGGIORNAMENTO OTTOBRE 2000 (27/10/00)
La citta' Etrusca di Pizzidimonte


Da alcune settimane la situazione, nell'area di Gonfienti sembra avviarsi verso un felice esito soprattutto dopo la visita dell' assessore alla cultura della Regione Toscana Prof. Arch. Mariella Zoppi .
Adesso anche i politici parlano con insistenza di un Parco Archeologico e apertamente di tutela del bene archeologico.
Sono ripresi i rilievi con il Georadar . Lo scavo effettuato nei mesi precedenti viene ricoperto sicuramente per tutelarlo dagli agenti atmosferici del prossimo inverno.

Sembra anche ben congeniato la serie di incontri che si terranno ad Artimino a partire da domani sera 27/10/2000 sul tema " la citta' etrusca" dove si parlerà dell'Insediamento di Artimino, ma anche di Prato Etrusca e noi speriamo che finalmente venga presentata in maniera ufficiale e da chi ne ha competenza :
" la città Etrusca di Pizzidimonte - Gonfienti "

..............LARGA E' LA FOGLIA STRETTA E' LA VIA DITE LA VOSTRA CHE IO HO DETTO LA MIA ...............


SCRIVETEMI (mailto:bvbiag@tin.it) LE VOSTRE IMPRESSIONI



Il Bronzetto di Pizzidimonte


KOUROS ( 1 ) DI PIZZIDIMONTE
Statuetta alta cm. 17 coperta da una toga sine tunica capigliatura tipo kiobylos .decorazione a cesello della bordatutura, (rombi punti e linette serpentine ), calzari alti a punta (calcidei repandi allacciati sul davanti .porta la mano destra in avanti con la palma aperta in atteggiamento di offerente.
affinita' ; collezionbe Lorenzini di Volterra .
Il bronzetto secondo alcuni risente delle esperienze delle botteghe di Populonia prodotto di importazione dell'Etruria Meridionale tardo ionismo focese massaliota-
Pregevole fattura di una bottega locale etrusca, che operava tra 480 e 460 a.c. in un centro urbano del nord (Volterra, Arezzo, Artimino - Marzabotto Felsina, Spina ) ( da Fantappie' Etruschi a Nord dell'Arno )
Secondo quanto riferisce l'erudito Anton Francesco Gori il Fontanelli insieme al ritrovamentoi delle statuette e doni votivi in bronzo.
Sembra provenire da un luogo dedicato ai penati .-
1735 -- BRONZETTO DI PIZZIDIMONTE altre statuette e doni votivi in bronzo,
1739 -- 9 IDOLETTI mandati dal canonico Buonamici al Tarpato (Andrea da Verrazzano )

Ritrovamento del bronzettoNel 1735, a Pizzidimonte presso Prato, sulla via Sestese, insieme con molte statuette di dei Penati e lari di bronzo, fu scavato un elegantissimo simulacro, parimente di bronzo , espresso con mirabile artifizio, che nessuno dubitò esser sovrano. Da ciò si dedusse esser stato anticamente in quel luogo un tempietto dedicato dagli Etruschi ai Penati, il di lui capo era cinto di un diadema dal quale non pendeva dietro le spalle alcuna fascia all'uso Etrusco. La sua chioma era corta, tosata in cerchio che aveva la forma di corona, avea nudo il petto, la spalla destra e nude le braccia. Le altre parti eran coperte da una veste lavorata con sommo artifizio in modo che manifestava la nudità ancora delle membra nascoste: la qual veste non era altro che una toga, il di lei lembo era d'un lavoro squisito, coronato da ogni parte di raggi: lavoro sovrano di cui può darsi il più elegante. I piedi che erano vestiti all'uso sovrano posavano sopra una base di piombo che aveva la forma di un piccolo vaso.

Dal suo volto placido e ..... si credè da alcuni esser Bacco, particolarmente adorato dagli Etruschi, ma confrontando la foggia delle vesti con altre statue di Bacco pare piuttosto che fosse Vertunno il quale esponendo in Properzio la sua origine, dice di esser Toscano e dai Volsini trasportato ai Romani, quando Romolo faceva guerra ai Sabini.

Note :

Biblioteca Roncioniana - manoscritto del Canonico Luigi Fontanelli - "Notizie di Prato" (23.11.1735).

Statuette con analogie a quella di Pizzidimonte:
FUFLUNS (2) Bronzo a fusione piena alto 17 cm. Modena GalleriaEstense inv. 523 p.12205 provenienza sconosciuta
Dionisio con barba e corona con chitone (4) e mantello manca parte dei piedi e del braccio destro che doveva sostenere un vaso potorio.(3) Dalla stessa bottega dell'Etruria Settentrionale che ha realizzato la kore del Falterona attorno al 480 a.c. ( Biblio Cristofani Milano 1985 n.99 p. 283 E. Corradini in aa.vv. Bologna 1989 n. 76 p.157 .**172**
TURMS (hermes)(5) Bronzo privo del caduceo che la figura doveva tenere in mano alt. cm.17 .
Parigi Musee di Louvre Departiment des antiquites grec ques etrusques et romains inv. MNE 948 -- Provenienza sconoscuuta .
Piccolo bronzo raffigurante Hermes attestato già nel vii^ sec stivaletti alati e caduceo 480 a.c.
( Biblio F. GAUNTIER in la Rev. du Louvre 1990 fasc 1 pp.1/6 **173**
KORE dalla stipe votiva del Falterona 480 a.c. Londra British Museum
Bronzetto a fusione piena alt cm 14 Londra B.M. inv. GR 1847 11-1.2
Figura femminile incedente con braccia tese in avanti, manca della mano sinistra nella quale teneva probabilmente un fiore ( Bronzo di Monteacuto Ragazza ) veste riccamente decorata .
La datazione attorno al 480 a.c.
(Biblio. H.B.Walters, Londra 1899 n^ 450 -- M.Cristofani Novara 1985, p. 254 n° 4.2 **510**
STATUETTA di figura maschile, bronzo a fusione piena alt. cm.22
Parigi Musée du louvre, Departemant des Antiquites Greques Etrusques et Romaines .
Inv. 510 - Datazione tra il 500 ed il 480 a.c.-
(Biblio. AA:VV: Civilta' degli Etruschi Firenze/Milano 1985 n.10.30.1 p. 284 -- Cristofani M. **509**
STATUETTA di figura maschile . Bronzo in fusione piena alt. cm.18 .Parigi Musée du Luovre Departement des Antequites Greques, Etrusques et Romains inv. n. 5363 (n. us. Br 220)
Braccio proteso in atto di adorazione . Datazione tra il 500 ed il 480 a.c. -
Biblio AA. VV. Civiltà degli Etruschi Milano 1985 n. 10.30.3 p. 285 ( M. Cristofani ) **511**
BRONZETTI di Monteacuto Ragazza (BO) oggi conservati al Museo Civico della Città di Bologna - Ambedue le figure rappresentato in atto di adorazione, non a caso il loro rinvenimento e' avvenuto nelle vicinanze del Santuario di M.te Acuto Ragazza - datazione tra 500 ed 480 a.c ***999***

NOTE

KOUROS (1 ) sm. gr. (pl. koûroi). Ragazzo, giovane. Nel linguaggio archeologico, termine con cui si indica il tipo della statua virile nuda, stante, votiva o funeraria, diffuso nella scultura greca arcaica dalla seconda metà del sec. VII agli inizi del V a. C. insieme a quello femminile della kóre. Il k. (un tempo detto anche tipo di Apollo) poteva avere proporzioni normali o colossali (fino a 3 m di altezza) e rappresentava per lo più una figura astratta, anonima, anche se taluni sono stati collegati a determinati personaggi (Cleobi e Bitone, Delfi, Museo Archeologico; k. raffigurante forse il dio Apollo, Atene, Museo Archeologico). La scoperta di numerose statue di k. in necropoli e santuari ha permesso di seguire lo sviluppo del tipo nello stile delle diverse zone e la progressiva scoperta da parte degli scultori dell'armonia e perfezione del corpo umano.( da GEDEA De Agostini )

2 ) FUFLUNS nome di una divinità etrusca, corrispondente al Dioniso(2a) greco e al Liber romano, che compare su specchi, scarabei e vasi etruschi. In un bronzetto arcaico di Modena F. appare barbato e con una lunga veste, altrove è talvolta raffigurato nudo, in forme efebiche.
2 a ) DIONISO (gr. Diónysos), dio greco la cui concezione realizzava l'idea di un'evasione dalla condizione umana (donde era detto “Scioglitore”, Lysios o Lyaios). Lui stesso evadeva da questa condizione diventando un dio, pur essendo nato dalla mortale Semele. Dice il mito che Zeus in forme umane si unì a Semele; ma un giorno, quando la donna era già incinta, su richiesta di lei, le si rivelò in tutto il suo splendore e la incenerì; morendo, Semele partorì prematuramente D. che Zeus raccolse e si cucì in una coscia per darlo poi alla luce quando sarebbe venuto il tempo giusto. Il mito di D., nelle diverse versioni, raccontava poi le peripezie del dio in mezzo agli uomini, fra i quali introdusse istituti civili, subendo le persecuzioni dei re Licurgo e Penteo. Secondo un'altra versione, D., ancora bambino, venne ucciso, fatto a pezzi e divorato dai Titani; si salvò tuttavia il cuore dal quale nacque un nuovo D. immortale; per questo fatto i Titani vennero inceneriti da Zeus e dalle loro ceneri ebbe vita il genere umano. Questo mito – l'unico mito della tradizione greca sull'origine dell'uomo – offriva agli uomini la prospettiva di una natura divina, per quel tanto di dionisiaco che era stato ingerito dai Titani e schiudeva la prospettiva di una “universale” evasione dalla natura umana. § Le conquiste di D., nella sua vicenda eroica, sono le conquiste dell'uomo che supera la propria condizione naturale; D. è il dio che realizza il momento critico del passaggio dalla natura alla cultura e il superamento della crisi stessa. I due re che gli si oppongono rappresentano l'ordine cosmico che inchioda l'uomo alla propria condizione. La coincidenza dell'ordine cosmico con l'ordine politico-sociale spiega il fatto che i Greci talvolta considerassero D. come un dio straniero (frigio, tracio e persino egiziano), come se l'essere fuori della nazione greca equivalesse a essere fuori della condizione umana. L'evasione dalla condizione umana si otteneva anche con il raggiungimento di stati psicotici (l'ebbrezza, la mania dionisiaca), interpretati come entusiasmo, ossia come possessione da parte del dio. Accadeva nell'ambito cultuale di D. (nel quale egli assumeva il nome di Bacco), in riti propriamente orgiastici o che comunque trovavano fondamento nell'esperienza dell'ebbrezza causata dal vino: e D. era considerato il dio della vite e del vino. All'orgiasmo e all'ebbrezza dionisiaca alludeva la corte del dio composta di satiri e sileni. Ritualmente tutto ciò era realizzato da gruppi cultuali, detti tiasi, nei quali sembra che agissero soprattutto donne invasate, chiamate menadi. § Nei culti civici il momento dionisiaco era inteso come una temporanea evasione dalla realtà cosmica subordinata all'ordine di Zeus, in vista della restaurazione solenne dell'ordine stesso. Era anche la rappresentazione e il superamento di una crisi cosmica ricorrente avvertita nella stagione invernale: d'inverno si avevano in Atene le feste di D. o Dionisie*, d'inverno gli era dedicato il culto del santuario delfico di Apollo. Nel quadro della vicenda umana il momento dionisiaco, di crisi e superamento, era quello del passaggio all'età adulta: D. è connesso con molti rituali che ricordano i riti d'iniziazione tribale che presso i primitivi segnano, appunto, questo passaggio. Al di fuori dei culti civici, e a volte contro di essi (ossia contro l'ordine costituito che essi rappresentavano), D. polarizzò, quale dio dell'evasione dalla condizione umana, gran parte del misticismo greco: p. es., nel cosiddetto orfismo, dove l'evasione temporanea e relativa dai culti civici si trasformava in evasione assoluta dal “mondano”, fornendo speranze di una salvezza extramondana. § Innumerevoli sono le raffigurazioni di D., solo o con il proprio seguito di satiri e menadi o con Arianna, nella ceramografia attica a figure nere e a figure rosse a partire dal sec. VI a. C. (coppa di Exechias, Monaco; cratere François, Firenze). Rappresentazioni plastiche del dio sono offerte da statue marmoree e bronzee (bronzetto di Modena) e da alcuni fregi (Tesoro dei Sifni a Delfi, metope del Partenone, fregio di Pergamo). Numerose testimonianze vengono dall'ambiente romano e in particolare dalle pitture pompeiane (Casa del Citarista). Nelle figurazioni più arcaiche D. è rappresentato con la barba, inghirlandato, con chitone e mantello, spesso con pelle di pantera e tirso. Dalla metà del sec. V a. C. predomina invece il tipo di D. giovanile e imberbe.

3) POTORIO agg. non com. [sec. XX; dal lat. potorius]. Che concerne il bere: vaso p., recipiente usato per bere.

4) CHITONE sm. [dal gr. chiton-ônos, tunica, di origine semitica]. Nell'antica Grecia, capo principale e caratteristico dell'abbigliamento per i due sessi, generalmente di lino o di lana leggera. Si portava a diretto contatto con la pelle ed era costituito da un taglio di stoffa rettangolare chiuso sui due lati, completamente o dalla vita in su; era fissato su una o su entrambe le spalle con fibule, che determinavano le aperture per collo e braccia, e stretto alla vita da un cordone. In origine tutti i Greci portavano il c. corto (c. dorico) la cui classica semplicità restò invariata per molti secoli. Più tardi (sec. VII a. C.) si preferì il c. ionico proveniente dall'Asia Minore, più lungo, ricco e confezionato in tessuti pregiati, conformemente alla sua origine orientale. La foggia del c. variava nella lunghezza, nella ricchezza del drappeggio e delle guarnizioni in rapporto all'età, al sesso, alla posizione sociale e alla regione geografica. Dal c. derivò la tunica romana e bizantina, da cui si sviluppò l'abito sciolto dell'alto Medioevo, che rappresentò il passaggio dal costume antico in forma di camicia all'abito “tagliato”, apparso nel sec. XI e caratteristico dell'abbigliamento moderno.

5) TURMS o HERMES (gr. Hermes; lat. Hermes). Dio greco caratterizzato da un campo d'azione extracosmico, ossia sottratto ai normali ordinamenti e schemi di vita. Ci si rivolgeva alla sua protezione ogni volta che si lasciava la sede abituale per affrontare l'ignoto, come accadeva ai viaggiatori, ai commercianti, ai messaggeri. E. proteggeva anche l'estremo viaggio ed era invocato come “psicopompo”, ossia “conduttore delle anime” nell'al di là. La sua protezione era quindi una garanzia di continuità dell'ordine cosmico anche nella sfera dell'extracosmico. L'elaborazione della figura di ErmeteLa figura di E. deriva dall'elaborazione politeistica di un personaggio ricorrente in molte mitologie primitive, il trickster (ingl. mariuolo), un essere caratterizzato come ladro, spergiuro, orditore di inganni, ecc., tutte connotazioni di un'attività fuori dell'ordine. Questa attività poteva essere richiesta a un dio, quando determinate circostanze mettevano in crisi l'ordine vigente. A tale riguardo E. era anche il dio dell'accidentalità, della casualità, di ciò che avviene rompendo gli schemi abituali; era protettore della cleromanzia, la divinazione fondata sul caso, in contrapposizione ad Apollo, dio della mantica ispirata, ossia subordinata al volere di Zeus. Era messo in relazione con dee per altri aspetti ugualmente extracosmiche (Proserpina, Artemide, Afrodite) e veniva considerato padre di esseri perturbatori dell'ordine, quali Eros, Ermafrodito e Pan. La sua capacità di agire al di fuori degli schemi abituali lo faceva quasi depositario di una sapienza segreta, trascendente l'ordine mondano: questo aspetto si esprimerà più tardi nell'ermetismo*. I Romani lo identificarono con il loro dio Mercurio*. L' iconografiaLa più antica forma di rappresentazione di E. fu l'erma*, accanto alla quale già nel sec. VI a. C. comparvero raffigurazioni antropomorfe del dio, rappresentato solo o con altre divinità, nei vari episodi del suo mito e nello svolgimento delle sue funzioni; spesso, p. es., compare come divinità d'oltretomba e come scorta dei defunti nell'Ade (kýlix di Epitteto, Roma, Museo di Villa Giulia; rilievo delle colonne dell'Artemision di Efeso) e, in quanto dio delle greggi, con un ariete sulle spalle (E. crioforo). Per tutto il periodo arcaico E. appare (su vasi a figure rosse e a figure nere, su rilievi, in statuine, bronzetti, ecc.) sempre barbato, vestito di un breve chitone, munito del caduceo, con il berretto a punta da pastore o il petaso a tesa larga da viandante e alti calzari. In seguito, al tipo barbato si sostituì quello imberbe, giovanile, nudo, talora con il mantello sul braccio o sulla spalla, con cappello munito di ali (come i calzari) o anche a testa nuda. Così appare su monete, in rilievi (fregio orientale del Partenone, dove siede accanto a Dioniso), nella scultura a tutto tondo (Hermes Ludovisi, ca. metà sec. V a. C., Museo Nazionale Romano). E. è anche raffigurato sovente con il piccolo Dioniso in braccio (statua di Olimpia attribuita da Pausania a Prassitele).
( da ENC. GEOGRAFICA DE AGOSTINI )

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